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Sicurezza WordPress: checklist completa per proteggere il sito

Pubblicato il 16 Febbraio 2026 da Massimo D'Amicodatri Lascia un commento Contrassegnato con: sicurezza, wordpress

Sicurezza WordPress: checklist completa per proteggere il sito

La sicurezza di WordPress non si risolve installando un singolo plugin “tuttofare”. WordPress è un ecosistema ampio: il core è mantenuto con grande attenzione, ma la reale esposizione cambia in base a tema, plugin, configurazione, qualità dell’infrastruttura e comportamenti degli utenti.

La maggior parte delle compromissioni avviene quando una vulnerabilità nota rimane aperta (mancati aggiornamenti), oppure quando credenziali deboli o riutilizzate vengono intercettate tramite phishing e credential stuffing. A questo si aggiunge un fattore spesso sottovalutato: la supply chain dei plugin.

Per ottenere un risultato solido serve una strategia a strati, che combini prevenzione, rilevazione e capacità di recupero.

Prevenzione significa ridurre la superficie d’attacco (hardening, permessi, disattivazione di funzioni rischiose), limitare l’accesso (MFA, least privilege), filtrare il traffico malevolo (WAF, rate limiting) e minimizzare i danni in caso di incidente (backup verificati, ripristino rapido, playbook).

Rilevazione significa avere visibilità: log, alert, scansioni, integrità dei file, indicatori di compromissione. Recupero significa poter ripristinare in modo affidabile e veloce senza reintrodurre la stessa falla.

Il testo segue un ordine pratico: prima le azioni che riducono subito il rischio, poi i livelli avanzati (WAF/Cloudflare, DR), infine una checklist pensata per chi gestisce più siti.

L’obiettivo è passare da interventi sporadici a un processo ripetibile, con priorità chiare e controlli verificabili.

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Sicurezza WordPress: perché serve un approccio “a strati”

Un approccio a strati evita l’errore più comune: affidare la protezione a un solo elemento. Anche un ottimo plugin di sicurezza, da solo, non può compensare aggiornamenti rimandati, ruoli sbagliati o un’infrastruttura fragile.

La sicurezza funziona quando ogni livello riduce una parte del rischio: gli aggiornamenti chiudono vulnerabilità note, la protezione degli accessi riduce takeover, l’hardening riduce la possibilità di persistenza, un WAF filtra traffico ostile prima che tocchi WordPress, e backup testati garantiscono un recupero pulito.

In pratica conviene ragionare in tre blocchi: prevenzione, rilevazione e recupero:

  1. La prevenzione si concentra su patching, riduzione del perimetro, protezione degli endpoint critici e configurazioni sicure.
  2. La rilevazione rende visibili anomalie e cambi non autorizzati.
  3. Il recupero evita downtime prolungati e riduce i costi di un incidente.

L’effetto complessivo non è “invulnerabilità”, ma una riduzione sostanziale della probabilità di compromissione e, soprattutto, dell’impatto.

Minacce tipiche e impatto sul sito

Le minacce più ricorrenti su WordPress includono brute force e credential stuffing su wp-login e XML-RPC, vulnerabilità in plugin/temi (upload arbitrario, escalation di privilegi, bypass di autorizzazione), misconfigurazioni (permessi file troppo aperti, debug attivo), e traffico bot che degrada performance o porta a blocchi del provider.

Anche un attacco non riuscito può avere un impatto misurabile: consumo di risorse, rallentamenti, errori applicativi e incremento dei falsi positivi nei controlli.

Questo rende la sicurezza un tema di continuità operativa oltre che di protezione dati.

Pagamenti digitali: come gestire la sicurezza dell’e-commerce

Priorità reali: cosa mette più a rischio un sito WordPress

Prima di intervenire conviene capire dove si concentra il rischio. Il pericolo raramente è “WordPress in astratto”; quasi sempre riguarda un mix di plugin vulnerabile + configurazione permissiva + assenza di difese.

I tre acceleratori più comuni sono: aggiornamenti rimandati, account con privilegi eccessivi e assenza di protezioni sugli endpoint più bersagliati.

Ridurre questi tre fattori porta spesso più benefici di qualunque intervento “avanzato” applicato troppo presto.

Un modo utile per ragionare è separare i problemi in due famiglie:

  1. vulnerabilità tecniche (componenti non aggiornati, misconfigurazioni, upload non protetti).
  2. vulnerabilità di accesso (password riutilizzate, MFA assente, ruoli sbagliati).

Questa distinzione aiuta a scegliere le priorità: se un attacco può entrare con credenziali rubate, ogni misura “solo applicativa” diventa fragile; se un plugin è vulnerabile, qualunque login perfetto non basta.

Minacce più frequenti (in pratica)

  • Vulnerabilità in plugin e temi: upload di file, escalation privilegi, RCE, bypass autorizzazione.
  • Brute force e credential stuffing: tentativi massivi su wp-login e XML-RPC.
  • Phishing e furto credenziali: takeover di account admin o con permessi elevati.
  • Misconfigurazioni: permessi file troppo aperti, debug attivo, chiavi deboli.
  • DDoS e bot traffic: saturazione risorse su hosting e applicazione.

Il criterio per decidere cosa fare prima

  1. Aggiornamenti e riduzione del perimetro (disinstallare ciò che non serve).
  2. Protezione dell’accesso (MFA, rate limit, ruoli).
  3. Hardening (wp-config, file editing, permessi, disabilitazioni mirate).
  4. Protezione a livello rete/app (WAF, regole, challenge).
  5. Monitoraggio e backup con test di ripristino.

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Aggiornamenti e supply chain: la base che evita incidenti prevedibili

Gli aggiornamenti non sono “manutenzione opzionale”: sono patch di sicurezza e riduzione del rischio.

Nel mondo WordPress, dove plugin e temi possono introdurre rapidamente una falla e dove la scansione automatica di siti vulnerabili è routine, rimandare update aumenta la finestra di esposizione.

La gestione corretta degli aggiornamenti richiede disciplina: inventario dei componenti, staging per test, finestre di manutenzione e rollback pronto.

La parte più efficace è spesso la più semplice: rimuovere ciò che non serve e ridurre la superficie d’attacco.

La supply chain merita attenzione perché il rischio non riguarda solo la “qualità” del codice, ma anche la manutenzione nel tempo: un plugin può essere sicuro oggi e diventare fragile domani se viene abbandonato o gestito in modo poco trasparente.

Un processo minimo include criteri per selezionare estensioni e una routine di audit periodico per disinstallare componenti superflui.

Strategia consigliata per gli update

  • Inventario: plugin/temi attivi, versione, ultimo update, criticità.
  • Ambiente di staging: test su copia del sito, soprattutto per e-commerce e siti complessi.
  • Finestre di manutenzione: programmate, con rollback pronto e verifiche post-update.
  • Rimozione: disinstallare plugin non usati (disattivarli non basta).

Scelta dei plugin: segnali di rischio

  • Ultimo aggiornamento troppo vecchio rispetto al ciclo del core.
  • Manutenzione poco chiara o supporto discontinuo.
  • Funzioni ad alto rischio: upload, builder complessi, integrazioni con form e ruoli.

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Account, accessi e ruoli: ridurre il rischio di takeover

Molti attacchi a WordPress non sfruttano tecniche sofisticate: sfruttano credenziali. Per questo la protezione dell’accesso è uno dei migliori investimenti a basso costo.

Le best practice ricorrenti sono: password robuste, niente username prevedibili, MFA/2FA, limitazione tentativi e controllo dei privilegi.

L’ordine corretto rende tutto più semplice: prima si rende robusto l’accesso degli utenti che possono fare danni, poi si riduce il numero di account con privilegi elevati, infine si attiva controllo continuo (alert e log).

Il principio del least privilege riduce la portata dei danni: chi crea contenuti non deve avere permessi amministrativi, e le integrazioni esterne dovrebbero usare account dedicati con permessi minimi.

Anche la gestione delle uscite (account non più necessari) è parte della sicurezza: lasciare accessi attivi aumenta il rischio senza aggiungere valore operativo.

MFA/2FA: cosa implementare davvero

  • MFA per gli admin come requisito.
  • Preferire app TOTP o passkey dove disponibili.
  • Backup codes gestiti in modo sicuro.

Least privilege e gestione utenti

  • Ogni persona ha il suo account (niente credenziali condivise).
  • Ruoli minimi necessari: un editor non deve essere admin.
  • Rimozione immediata degli account non più attivi.

Login surface: wp-login e XML-RPC

  • Limitare tentativi di accesso e bloccare bot.
  • Valutare la disabilitazione di XML-RPC se non serve.
  • Abilitare alert su login sospetti e nuovi admin creati.

Cyber Security e IA: minaccia o alleato della sicurezza?

Hardening WordPress: impostazioni che riducono la superficie d’attacco

L’hardening è l’insieme di modifiche che riducono le possibilità di exploit e limitano i danni se qualcosa va storto.

Un riferimento utile per capire cosa rafforzare e perché è la documentazione ufficiale su Hardening WordPress.

La regola pratica è intervenire in modo misurabile e reversibile, tenendo traccia delle modifiche.

In un ambiente professionale, ogni hardening dovrebbe essere documentato, versionato e replicabile.

Le misure più utili si concentrano su: limitare modifiche pericolose via dashboard, proteggere chiavi e segreti, impostare permessi coerenti e ridurre la possibilità di esecuzione di codice malevolo dove non serve.

File editing e chiavi di sicurezza

  • Disabilitare l’editor dei file via dashboard riduce l’impatto di un takeover admin.
  • Verificare che le AUTH keys/salts siano impostate correttamente e ruotarle in caso di incidente.

Permessi file e protezione directory

  • Applicare permessi coerenti (evitare 777).
  • Limitare esecuzione PHP in directory di upload quando possibile.
  • Disabilitare directory listing.

Configurazioni a rischio

  • WP_DEBUG disattivato in produzione.
  • Evitare di esporre informazioni di versione non necessarie.
  • Bloccare accessi diretti a file sensibili quando possibile.

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Sicurezza a livello infrastruttura: hosting, PHP, database e isolamento

Un sito WordPress “sicuro” dipende anche da ciò che sta sotto: server, stack PHP, web server, database, isolamento tra siti e politiche di backup.

La qualità dell’infrastruttura e scelte architetturali come isolamento su VPS o container, aggiornamenti di sistema, firewall e monitoraggio riducono la superficie d’attacco.

Il punto più trascurato è l’isolamento: se più siti convivono nello stesso account senza separazione adeguata, una compromissione può diventare laterale.

Anche il database merita un approccio rigoroso: utente con privilegi minimi, password uniche e rotazione in caso di incidente.

In molti casi, limitare l’accesso agli strumenti di gestione e rendere disponibili log con retention adeguata offre un vantaggio operativo enorme quando bisogna capire cosa è successo e quando.

Cosa verificare nell’infrastruttura

  • Versione PHP supportata e aggiornata.
  • Aggiornamenti OS e patching regolare.
  • Isolamento tra siti per limitare impatti laterali.
  • WAF o protezioni a monte (anche lato CDN).
  • Log accessibili e conservati.

Database e credenziali

  • Utente DB con privilegi minimi (non root).
  • Password DB uniche e rotazione dopo incidenti.
  • Accesso agli strumenti di gestione limitato dove possibile.

HTTPS/TLS e sicurezza del trasporto: cosa protegge davvero e cosa no

HTTPS è un prerequisito: protegge i dati in transito tra browser e server (credenziali, cookie, form) e riduce il rischio di intercettazioni e manipolazioni.

Su WordPress non basta “avere il lucchetto”: servono redirect corretti, cookie con flag sicuri e assenza di contenuti misti. HTTPS non rende sicura l’applicazione se un plugin è vulnerabile o se un admin viene compromesso: è un controllo di trasporto, non un firewall.

La parte che fa la differenza è la coerenza: redirect 301, eliminazione mixed content e policy sensate sui cookie. HSTS è utile, ma va applicato con cautela e test, perché è vincolante e può complicare rollback in caso di configurazioni errate.

Controlli da fare dopo l’attivazione

  • Redirect 301 da HTTP a HTTPS su tutte le risorse.
  • Eliminazione mixed content (asset ancora in HTTP).
  • Cookie con Secure e HttpOnly quando possibile.
  • HSTS con cautela e test.

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Security headers e protezioni browser: una riduzione del rischio spesso trascurata

Molti attacchi moderni sfruttano il browser come punto d’appoggio: clickjacking, esecuzione di script iniettati, caricamenti da domini terzi non controllati.

Alcune misure lato header non eliminano vulnerabilità, ma riducono scenari d’abuso e rendono più difficile l’exploit.

Qui conviene puntare a un equilibrio: poche regole coerenti, testate su staging e mantenute nel tempo, così da ridurre ciò che il browser può fare “per default” quando non serve.

La Content Security Policy (CSP) è una delle leve più forti, ma richiede progettazione: conviene iniziare in modalità report-only, osservare le violazioni e restringere progressivamente le eccezioni.

L’obiettivo non è “bloccare tutto”, ma consentire solo ciò che serve davvero al sito e alle integrazioni attive.

Header consigliati (da valutare caso per caso)

  • X-Content-Type-Options: nosniff
  • X-Frame-Options o Content-Security-Policy: frame-ancestors
  • Referrer-Policy
  • Permissions-Policy
  • Strict-Transport-Security (HSTS)

Content Security Policy (CSP): potente ma da progettare

Una CSP ben fatta può mitigare XSS impedendo l’esecuzione di script non autorizzati. Su WordPress è facile rompere funzionalità se si procede senza fase di report.

Metodo pratico: attivare CSP in report-only, osservare le violazioni e ridurre progressivamente le eccezioni.

Web Application Firewall

WAF e Cloudflare: come progettare una difesa “prima” di WordPress

Un WAF aggiunge un livello di protezione fondamentale: filtra richieste malevole prima che arrivino all’applicazione, riducendo brute force, exploit noti, scansioni automatiche e parte del traffico bot.

Nel caso WordPress l’effetto è duplice: migliora la postura di sicurezza e spesso anche la resilienza a picchi di richieste. Se vuoi approfondire la logica delle difese a monte, un riferimento pratico è
WAF Cloudflare.

La configurazione corretta conta più dell’attivazione. Se il traffico non passa davvero in proxy, il WAF non vede le richieste.

Servono regole mirate sugli endpoint sensibili e criteri di rate limiting che colpiscano bot senza penalizzare utenti reali. Anche le challenge aiutano contro scanner e credential stuffing,
ma richiedono tuning per ridurre falsi positivi.

Come usare Cloudflare in modo sensato (senza “false sicurezze”)

  • Modalità proxy attiva, altrimenti il traffico non passa dalla protezione.
  • WAF gestito + regole su endpoint sensibili: /wp-login.php, /xmlrpc.php, admin-ajax.php.
  • Rate limiting su login e pattern anomali.
  • Bot management / challenge per ridurre scansioni e credential stuffing.

Regole operative tipiche (idee pratiche)

  • Limitare l’accesso a /wp-admin/ per IP affidabili quando applicabile.
  • Challenge o blocco per richieste con user-agent sospetti.
  • Limitare POST anomali su endpoint esposti.

Limiti del WAF

  • Non sostituisce update e hardening.
  • Non “pulisce” un sito già compromesso.
  • Può introdurre falsi positivi: serve tuning.

Come fare un cloud backup del sito web

Backup e disaster recovery: RPO, RTO e test di ripristino

Backup e disaster recovery non servono solo per errori umani o problemi tecnici: sono la rete di sicurezza quando un attacco va a buon fine.

In ambito sicurezza, la domanda non è “se” può accadere un incidente, ma quanto velocemente si riesce a tornare online in modo pulito.

La differenza la fa il test: un backup “che esiste” ma non viene ripristinato periodicamente è una promessa non verificata.

La progettazione parte da due metriche: RPO (Recovery Point Objective) e RTO (Recovery Time Objective).

L’RPO indica quanta perdita dati è accettabile; l’RTO indica in quanto tempo il sito deve tornare operativo.

Per siti critici, questi valori guidano frequenza dei backup, retention e priorità di ripristino. L’obiettivo è ridurre downtime e limitare perdita dati, senza reintrodurre la stessa vulnerabilità.

Le metriche che contano

  • RPO: quanta perdita dati è accettabile (es. 1 ora, 24 ore).
  • RTO: in quanto tempo il sito deve tornare operativo.

Cosa includere nel backup WordPress

  • File del sito (inclusi upload).
  • Database.
  • Configurazioni importanti (wp-config, regole server, eventuali mu-plugin).
  • Versioni e lista plugin/tema (per riproducibilità).

Regola 3-2-1 adattata a WordPress

  • 3 copie dei dati
  • 2 supporti o sistemi diversi
  • 1 copia offsite

Test: la parte che molti saltano

  • Ripristino su staging almeno 1 volta al mese per siti critici.
  • Verifica integrità (hash, dimensioni, coerenza DB).
  • Runbook di ripristino con passaggi e responsabilità.

Backup del sito web perche e importante e come farlo

Monitoraggio, log e rilevazione: accorgersi dell’incidente prima che sia tardi

Prevenire è ideale, ma non garantito. La seconda linea di difesa è la capacità di rilevare segnali di compromissione: nuovi admin creati, file PHP sospetti in upload,
modifiche a .htaccess, picchi improvvisi di POST, richieste anomale verso admin-ajax.php, attività insolite notturne.
Per rendere questa parte utile davvero conviene fissare una baseline e poi cercare deviazioni: cosa è normale sul sito e cosa è anomalo.

Senza una baseline, l’allarme diventa rumore. Con una baseline, invece, anomalie ricorrenti emergono: improvvisi picchi di login falliti,
cambi non autorizzati ai file, e pattern di traffico tipici di scanning. Anche un monitoraggio “minimo” può dare risultati importanti se concentrato sugli eventi giusti.

Cosa monitorare (minimo pratico)

  • Creazione/modifica utenti admin.
  • Modifiche a file core e tema (file integrity).
  • Nuovi file eseguibili in wp-content/uploads/.
  • Picchi di traffico su login, xmlrpc e admin-ajax.
  • Alert da strumenti esterni e uptime monitor.

Strumenti e approcci

  • Plugin di sicurezza con alert e firewall applicativo.
  • Log server (access/error) con conservazione.
  • Monitoraggio uptime e errori.

Incident response: cosa fare quando sospetti una compromissione

Quando un sito WordPress sembra compromesso, reagire “a caldo” senza metodo rischia di peggiorare la situazione: si cancellano prove utili, si ripristina un backup già contaminato, si lascia una backdoor in piedi.

Serve una procedura chiara. Un modello pratico, valido anche fuori dal mondo WordPress, è quello descritto in NIST SP 800-61r3: separare contenimento, analisi, eradicazione e recupero riduce errori e reinfezioni.

Il punto più importante è non confondere “ripristino” con “soluzione”: se non si identifica il vettore, la reinfezione è probabile.

Rotazione completa delle credenziali, snapshot prima di pulire e ripristino da backup verificato sono i tre cardini pratici per evitare cicli ripetuti di incidenti.

Playbook rapido (ordine pratico)

  1. Metti in manutenzione o limita l’accesso (contenimento).
  2. Cambia credenziali: admin WP, hosting, FTP/SSH, DB, API key.
  3. Snapshot / copia forense dei file e del DB prima di “pulire”.
  4. Individua vettore: plugin vulnerabile, account compromesso, file upload, chiave esposta.
  5. Ripristino pulito: da backup verificato pre-incidente; aggiornare tutto.
  6. Hardening post-incident: MFA, WAF, regole, rimozione plugin inutili.
  7. Monitoraggio stretto per 2–4 settimane: nuovi file, login, traffico.

Errori tipici

  • Ripristinare senza patchare la causa.
  • “Pulire” a mano senza cambiare tutte le credenziali.
  • Lasciare plugin disattivati ma installati.
  • Ignorare la rotazione di chiavi/API.

I plugin WordPress per la sicurezza del tuo sito web

Checklist operativa per agenzie: standard, ruoli, SLA e controllo qualità

Gestire la sicurezza WordPress per più clienti richiede un sistema: senza standardizzazione, ogni sito diventa un caso a sé e la sicurezza resta affidata alla memoria delle persone.

Una checklist agenzia deve essere ripetibile, misurabile e integrabile nei flussi di progetto.

In pratica l’obiettivo è ridurre la variabilità: stessi standard di update, stessa baseline di accesso e ruoli, stesso set minimo di controlli (WAF, backup, logging), stessi tempi di risposta per patch critiche.

Un aspetto spesso trascurato è la comunicazione: report periodici e SLA realistici riducono frizioni e rendono visibile il valore del lavoro.

Una buona checklist non è una lista “da spuntare una volta”: è un processo che si ripete e si adatta a cambi del sito, nuove integrazioni e nuove minacce.

Checklist “setup” (una tantum)

  • Inventario plugin/tema + policy aggiornamenti.
  • MFA obbligatoria per admin.
  • Ruoli e permessi: least privilege, account individuali.
  • Hardening: file edit off, debug off, permessi corretti.
  • WAF/Cloudflare configurato con regole su endpoint sensibili.
  • Backup 3-2-1 con test ripristino iniziale.
  • Monitoraggio: alert su admin, integrità file, uptime.

Checklist “ricorrente” (mensile/trimestrale)

  • Patch management: update, test su staging, report.
  • Review utenti e accessi.
  • Scansioni e audit plugin: rimuovere ciò che non serve.
  • Verifica backup: restore test a rotazione.
  • Review regole WAF e falsi positivi.

SLA e reportistica (cosa promettere davvero)

  • Tempo massimo per applicare patch critiche (es. 24–72h in base a contratto e criticità).
  • Frequenza backup e retention.
  • Tempi RTO/RPO concordati.
  • Canale di incident escalation.
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FAQ sulla sicurezza WordPress

1) Qual è la prima cosa da fare per la sicurezza WordPress?

Aggiornare core/plugin/tema e rimuovere estensioni inutili. Subito dopo: MFA per admin e limitazione dei tentativi di login.

2) Un plugin di sicurezza basta?

No. Aiuta (alert, firewall, hardening), ma senza update, ruoli corretti, backup verificati e una difesa a monte (WAF/rate limit) resta un punto debole.

3) Cloudflare rende WordPress “invulnerabile”?

No. Un WAF riduce exploit e bot traffic, ma non sostituisce patching e hardening. È un livello aggiuntivo.

4) Ogni quanto fare backup di un sito WordPress?

Dipende dall’RPO. Per e-commerce e siti molto aggiornati: anche orario; per siti vetrina: giornaliero può bastare. L’aspetto decisivo è testare i ripristini.

5) Come capisco se il sito è stato compromesso?

Segnali tipici: nuovi admin non autorizzati, file PHP sospetti in upload, modifiche a .htaccess, redirect strani, picchi su admin-ajax.php, comportamento anomalo nei log.

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